LE CAPTAZIONI ALLE SORGENTI DEL PERTUSO

Breve sintesi sulla questione della captazione delle sorgenti dell’Aniene

La sorgente del Pertuso, sita tra i comuni di Filettino e Trevi nel Lazio, da sempre è nel mirino di chi gestisce gli acquedotti nel Lazio in spregio al fatto che essa si trovi all’interno di un’area di grande valore ambientale di interesse europeo (tra Zona a Protezione Speciale e Siti di Interesse Comunitario), all’interno del Parco Regionale dei Monti Simbruini, ed è la principale sorgente perenne che alimenta il fiume Aniene. Nel 2002 si attuò una vera e propria operazione di aggressione nei confronti di questa sorgente, con orchestrati articoli sulla stampa nazionale e locale, che condussero alla dichiarazione di emergenza idrica per l’area dei Castelli Romani da parte del governo Berlusconi, che nominò un Commissario straordinario che di rinnovo in rinnovo è arrivato fino ad oggi e che ha tentato in tutti i modi di captare le acque del Pertuso per rimpinguare la disponibilità di acqua dei Castelli Romani.
La dichiarazione di emergenza idrica, in realtà è un grimaldello con il quale si tenta di forzare il sistema legislativo ordinario di tutela ambientale di cui godono i corsi d’acqua; grimaldello che si è spuntato contro una direttiva dell’Unione Europea, che ha decretato il rispetto della normativa anche in condizione di emergenza, e che ha portato a dover redigere una Valutazione di Impatto Ambientale.
Comunque, quando nel 2002 cominciarono i lavori del nuovo acquedotto d’emergenza, una forte sollevazione popolare, dalle sorgenti fino a Roma, culminate in sitin di protesta, in manifestazioni pacifiche, condussero i due Parchi (lucretili – simbruini) la X Comunità Montana, e quasi tutti i sindaci della valle dell’Aniene a schierarsi contro la captazione della sorgente. Opposizione che culminò nella Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti delle Province dell’ATO2 tenutasi sull’argomento nel dicembre 2002, e che vide il netto prevalere dei no alla captazione, se non in misura ridotta ed in condizioni di accertata siccità.
I danni che la completa e continuativa captazione della sorgente apporterebbe sono enormi, poiché sparirebbe il fiume come elemento identificativo della Valle omonima, con ulteriore depauperamento delle risorse di un territorio già depresso e gravemente compromesso. Infatti le attività turistiche, sportive, e ricreative che avvengono sul fiume sparirebbero di colpo,creando anche un gap economico notevole.
Da questo fiume infatti sono nati anche campioni internazionali e nazionali di canoa e cayak, grazie al campo presente a Subiaco, vengono svolti numerosi campionati e tornei di pesca alla trota, avvengono escursioni didattiche e visite guidate anche con gommoni, incrementando il turismo locale.
Cittadini ed associazioni di varia natura, sportive, ambientaliste, culturali, hanno creato il Comitato per l’Aniene, per cercare di fronteggiare la vera emergenza, che è quella della scomparsa del fiume Aniene.
Adesso, vista la grande opposizione al progetto, è stato approntato ed in parte già avviato un altro piano, questa volta direttamente dall Regione Lazio: vogliono ridurre la concessione all’ENEL che sottrae acqua al fiume per produrre energia idroelettrica, e convogliare l’acqua nell’acquedotto del Simbrivio; si tratta in fondo di un grosso inganno, in quanto l’Enel, dopo aver convogliato l’acqua nelle turbine, restituisce la stessa al fiume Aniene, mentre l’acquedotto non lo restituirebbe da nessuna parte: quindi solo dei tratti molto limitati di fiume avrebbero un certo giovamento rispetto al MDV, peraltro tutto da verificare considerato anche che l’accordo ENEL/Regione prevede la restituzione al fiume del solo 50% del quantitativo necessario a conseguire il Minimo Deflusso Vitale, e che inoltre tale indice è considerato nella maniera più ristrettivi tra quelli possibili, sicuramente in contrasto con il carattere di aree protette, anche di livello europeo.
Gli acquedotti, sottraggono già ingenti quantità di acqua al fiume Aniene, che nell’anno 1948, nel quale si verificò la più forte siccità del XX secolo nella nostra area geografica, aveva una portata di 5 metri cubi al secondo, portata che adesso sfiora in inverno nei periodi di piena. Allora ci domandiamo dove sia finita l’acqua del fiume…
Le alternative che proponiamo sono:
• Riparazione dell’acquedotto, che per stessa ammissione dell’ACEA, ha perdite del 50% circa
• Bypass tra l’acquedotto dell’acqua marcia con l’area dei Castelli Romani;
• Installazione di reti duali nei nuovi insediamenti di rilevanti dimensioni (separazione acque chiare e scure)
• Riutilizzo delle acque dei depuratori per gli scopi non potabili
• Modernizzazione dei sistemi irrigui
• Diffusione dei metodi e delle apparecchiature per il risparmi idrico
• Campagna di educazione all’uso corretto della risorsa idrica anche tramite diffusione agevolata dei riduttori di flusso dei rubinetti domestici

Contestiamo che la richiesta di comitati, associazioni e cittadini, di aprire un tavolo tecnico con i rappresentanti del territorio (istituzioni, associazioni, enti) e gli organismi regionali dove ricercare collaborativamente soluzioni che soddisfino le esigenze idriche dei comuni e non portino però alla distruzione del fiume Aniene, sia stata fatta continuamente naufragare ed abbia visto il suo completo abbandono con la realizzazione dell’accordo tra Regione Lazio ed ENEL deliberato dalla Regione Lazio, dove addirittura viene precisato che “l’atto non è soggetto alla concertazione con le parti sociali”, negando quindi ogni elementare criterio di democrazia.
Tutto ciò in fondo sta avvenendo solo per consentire il livello di consumi idrici dell’area dei Castelli Romani ben superiore alla media europea, forse il peggiore in Italia, con oltre 500 litri pro capite al giorno, contro i 135 di Francia e d i 203 della Svezia (fonte Federgasacqua elaborati da AAMT di Torino).
A questo si sta aggiungendo un’espansione edilizia che secondo le previsioni del Piano Territoriale della Prov. Di Roma (in via di approvazione), porterà altri 200.000 abitanti sui Castelli Romani, con un’ulteriore aggravio insostenibile del fabbisogno idrico dell’area.
Con la beffa per i territori della Valle dell’Aniene di essere considerati zone di elevato valore ambientale e quindi protette ma solo subordinatamente agli interessi della megalopoli romana e delle aree satelliti privilegiate.